Termine del Glossario Residui stellari
Descrizione Residui stellari è il termine collettivo per indicare le nane bianche, le stelle di neutroni e i buchi neri di massa stellare. Rappresentano lo stadio finale dell'evoluzione stellare dopo che una stella ha completato la combustione dell'idrogeno sulla sequenza principale e si è evoluta attraverso la fase di gigante. I resti stellari sono molto compatti rispetto alle stelle: le nane bianche (la tipologia più numerosa di resti stellari) hanno circa una massa solare di materiale in un oggetto che ha le dimensioni della Terra. I residui stellari non generano calore dalla fusione nucleare nei loro nuclei. Nei sistemi binari stretti, i resti stellari possono essere la fonte di novae, supernovae di tipo 1a o (se due resti stellari si avvicinano spiraleggiando ed entrano in collisione) di generazione di onde gravitazionali.
Termini correlati
- Stella binaria
- Buco nero
- Stella gigante
- Fusione di idrogeno
- Sequenza principale
- Stella di neutroni
- Nova
- Fusione nucleare
- Massa solare
- Stella
- Evoluzione stellare
- Supernova
- Nana Bianca
- Onde gravitazionali
- candela standard
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status del termine e della definizione La definizione originale di questo termine in inglese é stata approvata da un ricercatore astronomo e da un docente La traduzione di questo termine e della sua definizione sono state approvate da un ricercatore astronomo e da un docente
The OAE Multilingual Glossary is a project of the IAU Office of Astronomy for Education (OAE) in collaboration with the IAU Office of Astronomy Outreach (OAO). The terms and definitions were chosen, written and reviewed by a collective effort from the OAE, the OAE Centers and Nodes, the OAE National Astronomy Education Coordinators (NAECs) and other volunteers. You can find a full list of credits here. All glossary terms and their definitions are released under a Creative Commons CC BY-4.0 license and should be credited to "IAU OAE".
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In Altre Lingue
- Arabo: بقايا نجمية - بقايا النجوم
- Tedesco: Kompakte Objekte
- Inglese: Stellar Remnants
- Francese: Vestiges stellaires
- Brasiliano Portoghese: Remanescentes estelares
- Cinese semplificato: 恒星残骸
- Cinese tradizionale: 恆星殘骸
File multimediali correlati
Morte di una stella massiccia
Didascalia: Un'immagine a lunghezza d'onda multipla, scattata con telescopi da Terra e spaziali, di una stella di neutroni che si trova nella Piccola Nube di Magellano, una galassia molto vicina alla nostra. Una stella di neutroni (qui rappresentata come un punto blu circondato da un anello rosso) è il prodotto finale del collasso gravitazionale, dell'esplosione di una stella massiccia, incorporata nel proprio resto di supernova (in verde).
Crediti: ESO/NASA, ESA e Hubble Heritage Team (STScI/AURA)/F. Vogt et al.
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Resti di SN 1006
Didascalia: Questa immagine mostra il residuo della supernova SN 1006. Si tratta probabilmente del risultato di una nana bianca che ha accumulato così tanto materiale da una stella binaria compagna che la nana bianca è esplosa (gli astronomi la chiamano supernova di tipo 1a). L'esplosione è avvenuta diverse migliaia di anni fa, ma la luce di questo evento ha tardato a raggiungere la Terra, arrivando solo nell'anno 1006. Questa brillante esplosione è stata notata dagli osservatori di tutta la Terra e la sua comparsa è stata annotata nei registri di molte società diverse.
Qui vediamo l'effetto che la supernova ha avuto sull'ambiente circostante nella galassia. La forza dell'esplosione ha fatto deflagrare un'enorme bolla nel gas interstellare circostante, con un'onda d'urto calda ai suoi margini. L'immagine sembra essere una semplice foto a colori, ma in realtà rappresenta una luce che va ben oltre quella che il nostro occhio può vedere. Il blu è costituito da dati a raggi X provenienti dal Chandra X-ray Observatory della NASA, il giallo e l'arancione da dati provenienti da telescopi ottici e il rosso da rilevamenti in onde radio provenienti dal Very Large Array e dal Green Bank Telescope. Il blu brillante del guscio esterno mostra che il gas è molto caldo e che l'esplosione ha prodotto onde d'urto energetiche.
Crediti: Raggi X: NASA/CXC/Rutgers/G.Cassam-Chenai, Hughes et al.; Radio: NRAO/AUI/NSF/GBT/VLA/Dyer, Maddalena & Cornwell; Ottica: Middlebury College/F.Winkler, NOAO/AURA/NSF/CTIO Schmidt & DSS
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La pulsar del Granchio
Didascalia: Nel cuore della Nebulosa del Granchio, situata a circa 6.500 anni luce di distanza nella costellazione del Toro, si trova la Pulsar della Nebulosa del Granchio. Si tratta del resto di una stella massiccia che è esplosa alla fine della sua vita. Ciò avvenne diverse migliaia di anni fa, ma la luce di questa esplosione raggiunse la Terra solo nell'anno 1054. Questo evento celeste è stato visto da persone di tutto il mondo e molte società diverse lo hanno annotato nei loro documenti.
La pulsar della Nebulosa del Granchio ruota circa 30 volte al secondo ed emette luce in diverse lunghezze d'onda, compreso lo spettro visibile. La sua massa è circa una volta e mezza quella del Sole, ma la forza dell'esplosione che l'ha formata l'ha stipata in uno spazio minuscolo, di circa dieci chilometri di raggio.
In questa immagine sono assemblate diverse osservazioni condotte dall'osservatorio Gemini North alle Hawaii, negli Stati Uniti. La pulsar è visibile al centro. Le osservazioni da cui è stata creata questa immagine sono state effettuate nell'arco di cinque anni. In blu sono riportati i dati del 2009 e in rosso quelli del 2014. In questo lasso di tempo il materiale si è allontanato dalla pulsar dando origine a questo effetto di increspatura colorata. Anche in questo caso i colori non mostrano i colori reali dell'immagine, ma le increspature mostrano le posizioni delle onde d'urto che si sono allontanate dalla pulsar e hanno colpito il gas circostante.
Crediti: Osservatorio Internazionale Gemini/NOIRLab/NSF/AUR, Jen Miller, Travis Rector, Mahdi Zamani & Davide de Martin
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